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Advertising on the Telegram channel «InvestiMente Italia 💼»
InvestiMente_Italia è un canale Telegram dedicato alla finanza in Italia: investimenti locali, casa, risparmio e startup, con stile italiano. News, sostenibilità, vino e meme per capire i soldi senza perdere il gusto della vita. Pubblico 25–45, interessato a economia e lifestyle.
Channel statistics
La maggior parte delle persone guarda solo alla probabilità di successo.
I professionisti guardano al rapporto tra quanto si rischia e quanto si può guadagnare.
Rischio/rendimento 5:1 significa una cosa molto semplice:
👉 rischi 1 euro per guadagnarne 5.
Se l’operazione va male perdi 1.
Se va bene guadagni 5.
Qui entra in gioco la matematica.
Immaginiamo 10 operazioni:
• 7 in perdita = −7€
• 3 in profitto = +15€
Risultato finale: +8€, anche se la maggioranza delle operazioni è stata sbagliata.
Ecco perché i professionisti possono avere più errori dei principianti… e comunque guadagnare.
Perché fa esattamente l’opposto:
• prende i profitti troppo presto
• lascia correre le perdite troppo a lungo
• ha paura di far crescere i guadagni
• non usa stop-loss chiari
Alla fine il loro vero rapporto rischio/rendimento diventa 1:1 o peggio.
E con questi numeri la matematica è contro di te.
L’approccio professionale
Il mercato è imprevedibile.
Quello che puoi controllare sono solo le perdite e il potenziale di guadagno.
Per questo:
• i trader definiscono prima i livelli di uscita
• i fondi tagliano automaticamente le perdite
• i grandi investitori entrano solo quando il potenziale supera di molto il rischio
Se il guadagno possibile non è multiplo del rischio, l’operazione semplicemente non vale la pena.
L’idea chiave
Puoi avere ragione solo nel 30–40% dei casi
e guadagnare più di chi indovina più spesso.
La differenza non la fa la previsione.
La differenza la fa la disciplina nella gestione del rischio.
Il rapporto rischio/rendimento non è un termine tecnico.
È la linea che separa il gioco d’azzardo dall’investimento professionale.
Sulla carta sembra una buona notizia:
Nexi distribuirà 1,1 miliardi di euro di dividendi nei prossimi tre anni.
Un rendimento tra i più alti del settore pagamenti in Europa.
Eppure il mercato ha reagito in modo opposto:
Perché gli investitori vendono proprio mentre arrivano più dividendi?
Il messaggio nascosto dietro il dividendo
Il management ha scelto di pagare dividendi invece di riacquistare azioni.
Traduzione per il mercato:
Molti fondi preferiscono aziende che crescono velocemente.
I dividendi piacciono agli investitori difensivi, non a chi cerca performance aggressive.
Il vero problema: il settore sta cambiando
Nexi non è sola.
Tutto il comparto dei pagamenti digitali soffre per:
La società ha registrato una maxi svalutazione da 3,7 miliardi legata ad acquisizioni fatte anni fa quando le valutazioni erano molto più alte.
Non è uscita cassa, ma il messaggio è chiaro:
📉 il mercato oggi vale meno rispetto al passato.
I numeri operativi restano solidi
Al netto delle svalutazioni:
• Ricavi: 3,6 miliardi €
• Utile: 783 milioni €
• Cassa generata: oltre 800 milioni € l’anno
E Nexi mantiene una posizione dominante in Italia e nel Nord Europa.
Ma il mercato guarda avanti, non indietro.
Il dilemma degli investitori
Nexi è:
👉 una macchina da dividendi stabile
oppure
👉 un’azienda in difficoltà in un settore sotto pressione?
Chi investe oggi scommette su una cosa precisa:
la capacità di Nexi di restare centrale nei pagamenti digitali europei mentre tutto il settore viene rivoluzionato da AI e Big Tech.
I regolatori americani stanno preparando nuove regole per criptovalute e mercati delle previsioni.
SEC e CFTC hanno già inviato le loro proposte alla Casa Bianca: si tratta di uno dei passaggi più importanti per il futuro dell’industria crypto.
Il segnale è chiaro:
dopo anni di confusione normativa, Washington vuole mettere ordine.
Ma ordine non significa automaticamente libertà.
Con il ritorno di Trump l’approccio è cambiato: meno repressione rispetto all’era Biden, più volontà di integrare le crypto nel sistema finanziario tradizionale. Trump ha promesso di trasformare gli USA nella “capitale mondiale delle criptovalute”.
Se le nuove regole passeranno, il mercato potrebbe diventare:
più chiaro per gli investitori…
ma anche più controllato per le aziende crypto.
La SEC vuole introdurre una “tassonomia dei token”:
una classificazione ufficiale che stabilirà quali crypto saranno considerate titoli finanziari (e quindi soggette a forti regole) e quali strumenti derivati sotto la supervisione della CFTC.
Questo significa:
In parallelo, la CFTC sta lavorando su norme per il mercato delle prediction platforms, dove si scommette su eventi politici, economici e sportivi. È un settore esploso negli ultimi mesi e diventato multimiliardario.
E mentre si scrivono le nuove regole, a Washington continua lo scontro tra banche tradizionali e società crypto sul tema stablecoin.
Gli USA guidano il mercato finanziario globale.
Quando cambiano le regole lì:
Se le norme saranno favorevoli, il settore potrebbe vivere una nuova fase rialzista.
Se saranno troppo restrittive, molte aziende potrebbero soffrire.
Il rinnovo del board di Monte dei Paschi di Siena sta diventando uno dei dossier più delicati della finanza italiana del 2026.
Secondo le ultime indiscrezioni, nella lista dei candidati per il nuovo consiglio non comparirebbe il nome dell’attuale CEO Luigi Lovaglio, alla guida della banca dal 2022. Il board dovrà approvare una lista di circa 20 nomi da presentare all’assemblea del 15 aprile.
E qui nasce il vero dibattito.
Lovaglio è stato l’uomo del rilancio dopo la ricapitalizzazione da 2,5 miliardi di euro, e sotto la sua guida MPS è tornata protagonista, arrivando anche a costruire l’operazione su Mediobanca e l’idea di un terzo polo bancario italiano.
Ma il mercato non ha accolto con entusiasmo il piano industriale al 2030.
Tra i possibili nomi per il futuro della banca circola quello di Corrado Passera, ex numero uno di Intesa Sanpaolo e fondatore di Illimity. Anche se lui stesso ha dichiarato di non voler ricoprire ruoli operativi.
Il nodo vero però è un altro.
MPS non è una banca qualsiasi.
È la banca più antica del mondo, ancora segnata da anni di crisi, salvataggi pubblici e ricapitalizzazioni.
E ogni cambio di governance riapre sempre la stessa domanda tra gli investitori italiani:
Il Monte è finalmente una banca stabile…
o resta uno dei dossier più fragili del sistema bancario italiano?
Perché se cambia il vertice, cambia anche la strategia.
E quando cambia la strategia di una banca sistemica, il mercato lo sente subito.
Molti hanno paura delle криптовалute per via dei movimenti improvvisi del mercato. Basta ricordare il forte crollo di questo inverno (se vuoi rinfrescarti la memoria puoi guardarlo qui). Ma in realtà il problema non è la volatilità, è il tentativo di controllare tutto.
La storia di Epstein è un buon esempio di come l’illusione di controllo possa sembrare per molto tempo una “gestione intelligente”, per poi crollare improvvisamente.
In pratica la maggior parte delle persone perde denaro non per la volatilità, ma per le azioni manuali continue: compra sull’emozione, chiude nel panico, entra troppo tardi.
In questo caso il BTC è stato utilizzato in modo diverso: senza dover indovinare il mercato, senza prendere decisioni infinite e senza cercare di essere più furbi del mercato.
L’investitore si è collegato alla strategia BTC/USD — un sistema che lavora sui movimenti del prezzo del bitcoin rispetto al dollaro seguendo regole definite in anticipo.
È stato scelto un livello di rischio moderato: sono possibili cali temporanei, ma sono limitati e il capitale viene distribuito in modo equilibrato. Tutte le operazioni venivano copiate automaticamente.
In 2 mesi, con un capitale di 100.000 $, il rendimento è stato +9,24%, pari a 9.240 $ di profitto netto.
Mentre il mercato discuteva e reagiva alle notizie, la strategia ha semplicemente continuato a fare il suo lavoro. Questo approccio è adatto a chi vuole essere nel mondo crypto, ma senza vivere nello stress costante.
👉 Puoi vedere le strategie crypto su PrimaX qui
Quando si investe, la domanda è sempre la stessa:
Cosa conta di più per te — ricevere dividendi regolari o puntare tutto sulla crescita del capitale?
Vota nei commenti (o con una reaction):
❤️ Dividendi
👍🏻 Crescita del capitale
E se vuoi, scrivi anche il perché della tua scelta.
(Spoiler: non esiste una risposta giusta per tutti — ma parlarne aiuta a capire il proprio profilo da investitore!)
Paradossalmente, la decisione degli Stati Uniti di colpire l’Iran non ha fatto più male alle azioni americane. I mercati che stanno soffrendo di più sono quelli del Nord Asia.
Hong Kong, Seul e Tokyo hanno registrato forti vendite, mentre l’indice sudcoreano Kospi rischia il peggior calo in due giorni dalla crisi finanziaria del 2008.
E la cosa più interessante è che i fondamentali non giustificano completamente questa caduta.
Giappone e Cina hanno riserve energetiche importanti:
– il Giappone ha scorte di petrolio per circa 254 giorni
– la Cina possiede riserve di gas paragonabili a un anno di importazioni dal Golfo Persico
Quindi perché i mercati stanno reagendo così violentemente?
La risposta è nei flussi di capitale.
Prima dell’escalation in Medio Oriente, enormi capitali globali stavano entrando nei mercati asiatici per scommettere su semiconduttori e infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. Aziende come Samsung Electronics, SK Hynix e TSMC erano al centro di questa strategia.
Solo una settimana prima della crisi, gli ETF sul mercato coreano avevano ricevuto oltre 1,2 miliardi di dollari, il livello più alto degli ultimi 25 anni.
Quando è esplosa la tensione geopolitica, quei flussi si sono invertiti.
Il dollaro si è rafforzato, gli investitori hanno ridotto l’esposizione ai mercati emergenti e il timore di un’inflazione alimentata dal petrolio ha riacceso lo spettro di tassi più alti.
Il risultato è quello che stiamo vedendo ora: una vendita rapida e violenta.
Ma una cosa è chiara: quando il capitale speculativo decide di uscire, i mercati non scendono lentamente. Scendono di colpo.
In questo momento il dolore più forte nel mercato crypto lo stanno vivendo gli holder di altcoin… ammesso che ne siano rimasti.
La domanda principale ora è una sola: cosa succede dopo?
🤔 – il mercato sta formando un fondo
⚡️ – il 62% delle altcoin deve ancora scendere
Dopo l’escalation in Medio Oriente, nell’Unione Europea potrebbe riaprirsi il dibattito sul divieto totale di importazione del gas russo. A dirlo è il ministro dell’Energia norvegese Terje Aasland, secondo cui gli ultimi giorni hanno reso il contesto energetico ancora più complesso.
L’Europa aveva già dichiarato l’obiettivo di liberarsi dal gas e dal petrolio russi. Ma la realtà del mercato è più dura della politica.
Negli ultimi due giorni il prezzo del gas sul mercato spot europeo è esploso:
• +40% solo oggi
• oltre +100% in due giorni
• circa 730 dollari per mille metri cubi
Solo a metà febbraio il prezzo era intorno ai 360 dollari.
A complicare ulteriormente la situazione c’è anche la notizia che QatarEnergy ha sospeso parte della produzione di gas lavorato dopo gli attacchi iraniani.
Per l’Europa — e per l’Italia in particolare — il gas non è solo una commodity. È industria, bollette, inflazione e competitività economica.
E qui nasce la domanda più scomoda.
Se il Medio Oriente diventa instabile e il gas russo viene definitivamente escluso, da dove arriverà davvero l’energia per l’Europa?
Siamo davanti a una scelta strategica o a un rischio economico enorme?
Azioni in calo, obbligazioni sotto pressione, volatilità sulle materie prime. Il conflitto con l’Iran ha riportato sui mercati una parola che gli investitori preferiscono dimenticare: incertezza.
Negli ultimi mesi le Borse erano già nervose per le valutazioni molto alte di alcuni titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale. L’escalation geopolitica ha aggiunto un nuovo fattore di rischio: energia più cara, supply chain più fragili e timori di inflazione.
Anche i titoli di Stato stanno reagendo. I rendimenti salgono perché gli investitori vendono i bond dei Paesi considerati più rischiosi e si rifugiano negli asset percepiti come più sicuri. Lo spread BTP-Bund si è allargato di nuovo e i rendimenti dei decennali italiani si muovono verso il 3,5%.
Molti si chiedono allora se la risposta sia l’oro. È vero che il metallo giallo viene cercato come rifugio nei momenti difficili, ma il suo rialzo negli ultimi anni è stato sostenuto anche dalle banche centrali che hanno diversificato le riserve. Seguire lo stesso principio può essere una lezione utile anche per i piccoli investitori.
Il punto chiave non è trovare “l’asset perfetto”. Il punto è non dipendere da uno solo.
Chi costruisce un portafoglio con più strumenti — azioni, obbligazioni, oro, valute o materie prime — riduce la vulnerabilità quando arriva la tempesta.
La storia dei mercati lo dimostra: un dollaro investito a Wall Street nel 1900 oggi varrebbe più di 3.000 dollari reali. Ma solo per chi ha avuto una qualità che nei momenti di panico diventa rarissima.
La pazienza.
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